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Scam City: quando dietro una truffa online c’è un’altra vittima

Sep 18
3 min read

Siamo abituati a pensare alle truffe online in modo abbastanza semplice: da una parte c'è il truffatore, dall'altra la vittima.

Un messaggio sentimentale da uno sconosciuto, un investimento in criptovalute apparentemente imperdibile, una richiesta di denaro, un link sul quale non avremmo dovuto cliccare.

Negli ultimi anni, però, è emersa una realtà molto più inquietante, che costringe a guardare alcune di queste truffe da una prospettiva completamente diversa.

Sono le cosiddette “Scam Cities”, le città delle truffe.

Vere e proprie fabbriche della frode

Soprattutto in alcune zone del Sud-est asiatico sono sorti enormi complessi nei quali vengono organizzate, con modalità quasi industriali, truffe informatiche destinate a vittime di tutto il mondo.

Attenzione: non parliamo del singolo hacker davanti al computer ma di strutture organizzate, sorvegliate e controllate da reti criminali, nelle quali centinaia o migliaia di persone lavorano contemporaneamente alla ricerca di potenziali vittime.

Le tecniche sono quelle che ormai conosciamo: false relazioni sentimentali, investimenti finanziari inesistenti, criptovalute, phishing, furti di identità.

La differenza non è solo la scala del fenomeno ma chi si trova dall'altra parte dello schermo.

Molte delle persone che operano all'interno di questi centri, infatti, non vi sono entrate volontariamente.

Vengono reclutate attraverso normali annunci di lavoro: offerte nel settore informatico, commerciale o dell'assistenza clienti, spesso accompagnate dalla promessa di uno stipendio interessante e di un impiego all'estero.

Una volta arrivate a destinazione, la realtà cambia completamente.

Secondo quanto documentato dalle Nazioni Unite e da organizzazioni internazionali, vi sono persone private dei documenti, trattenute all'interno dei compound e costrette a realizzare truffe online per molte ore al giorno, sotto minaccia e, in numerosi casi, con violenze e punizioni.

Questa è una moderna forma di tratta di esseri umani finalizzata alla criminalità forzata.

Ed è forse questo l'aspetto più difficile da comprendere: dietro una stessa truffa possono esserci due vittime che non si vedranno mai.

Una è seduta nella propria casa, magari in Italia, e viene lentamente convinta a consegnare i propri risparmi.

L'altra può trovarsi a migliaia di chilometri di distanza, davanti a un computer, sottoposta a tratta di esseri umani.

E non parliamo di casi isolati ma nel 2023 l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani riferiva stime secondo cui almeno 120.000 persone in Myanmar e circa 100.000 in Cambogia potevano trovarsi in situazioni nelle quali erano costrette a realizzare truffe online.

Cosa possiamo fare noi?

La prima risposta è molto semplice: conoscere il fenomeno e parlarne.

Poi occorre imparare a non considerare una truffa tentata semplicemente come l'ennesimo messaggio da cancellare.

Profili, numeri telefonici, IBAN, indirizzi di wallet di criptovalute, conversazioni e falsi annunci di lavoro possono costituire informazioni utili. Quando vi sono elementi concreti, è opportuno conservarli e segnalarli alle piattaforme interessate e alle autorità competenti.

E naturalmente occorre continuare a fare prevenzione, soprattutto nei confronti delle persone maggiormente esposte alle truffe sentimentali e ai falsi investimenti.

Perché queste organizzazioni hanno una vulnerabilità molto semplice: per funzionare hanno bisogno che qualcuno continui a pagare.

Ma forse conoscere le Scam Cities serve anche a ricordarci qualcosa di più.

Internet ci ha abituati a pensare che ciò che accade dietro uno schermo sia immateriale.

A volte dietro un messaggio, un profilo falso o una fotografia rubata può esserci una struttura criminale dall'altra parte del mondo.

E qualche volta, dietro la persona che sta cercando di renderci vittime di una truffa, c'è qualcuno che ha bisogno di essere salvato.




 
 
 

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