Negli ultimi anni, il concetto di affido paritario sta guadagnando sempre più attenzione nel panorama giuridico italiano. Si tratta di un modello di gestione della responsabilità genitoriale che mira a garantire una presenza equilibrata di entrambi i genitori nella vita del minore, superando la tradizionale distinzione tra genitore collocatario e non collocatario.
Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa soluzione?
Il quadro normativo
L'affido condiviso è il principio cardine della disciplina sull’affidamento dei figli minori, sancendo che i figli hanno diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori anche dopo la separazione.
Tuttavia, nella prassi, si assiste ancora spesso a un modello in cui il minore vive prevalentemente con uno dei due genitori (di solito la madre) e trascorre con l'altro solo tempi limitati.
L'affido paritario si colloca come una declinazione più evoluta dell'affido condiviso, in cui il tempo di permanenza del minore presso ciascun genitore è ripartito in modo tendenzialmente equivalente. Sebbene non esista una norma che imponga rigidamente la parità assoluta, diversi tribunali italiani hanno riconosciuto il valore di questa soluzione, in particolare laddove sussistano condizioni logistiche e relazionali idonee a garantirne il buon funzionamento.
Vediamone vantaggi e svantaggi e condizioni per applicarlo!
I vantaggi dell'affido paritario
🔹 Miglior benessere psicologico del minore: studi scientifici evidenziano come i figli crescano meglio se possono mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, evitando situazioni di alienazione genitoriale.
🔹 Equità tra i genitori: si supera il modello tradizionale che vede uno dei due genitori relegato a un ruolo marginale, spesso con effetti negativi anche in termini di contributo economico.
🔹 Minori conflitti post-separazione: la gestione paritaria del tempo con i figli può ridurre le tensioni legate alla suddivisione dei ruoli e degli obblighi.
🔹 Maggiore stabilità economica: l'affido paritario può incidere anche sulle decisioni economiche, riducendo eventuali squilibri legati al mantenimento diretto del minore.
Gli svantaggi dell'affido paritario
⚠️ Instabilità per il minore: spostarsi frequentemente da una casa all'altra può essere stressante, soprattutto per i bambini più piccoli, che hanno bisogno di una routine stabile.
⚠️ Difficoltà logistiche: affinché l'affido paritario funzioni, è essenziale che i genitori vivano a una distanza ravvicinata e che le scuole, le attività extrascolastiche e la rete sociale del minore siano facilmente accessibili da entrambe le abitazioni. In caso contrario, l'alternanza potrebbe diventare complicata.
⚠️ Richiede una buona collaborazione tra i genitori: se tra i genitori esistono conflitti elevati o difficoltà di comunicazione, l'affido paritario può diventare un fattore di stress ulteriore, con il rischio di generare tensioni che potrebbero ripercuotersi negativamente sul minore.
⚠️ Non sempre compatibile con gli impegni lavorativi: se uno dei genitori ha un lavoro che richiede trasferte frequenti o orari poco compatibili con la cura quotidiana del figlio, l'affido paritario può risultare impraticabile o poco funzionale.
⚠️ Possibili squilibri economici: se uno dei due genitori ha maggiori risorse economiche, il minore potrebbe beneficiare di condizioni di vita diverse a seconda della casa in cui si trova, creando disparità e potenziali disagi.
Quando è possibile ottenere l'affido paritario?
✅ Entrambi i genitori risiedono in aree geograficamente vicine, permettendo una gestione equilibrata della quotidianità del minore.
✅ Vi è una buona collaborazione genitoriale, tale da evitare situazioni di conflitto dannose per il figlio.
✅ Il minore manifesta un buon adattamento psicologico alla suddivisione dei tempi.
✅ Gli orari di lavoro e le condizioni personali di entrambi i genitori consentono una presenza equilibrata.
Affido paritario nei primi anni di vita: un percorso graduale
Nei primi anni di vita, il bambino ha un forte bisogno di attaccamento primario, solitamente con il caregiver principale (spesso la madre). Questo non significa che il padre debba essere escluso, ma piuttosto che è necessario un avvicinamento graduale per non compromettere il senso di sicurezza del minore.
🔸 0-3 anni: l’affido paritario “rigido” con frequenti cambi di casa potrebbe risultare destabilizzante. In questa fase, è preferibile garantire una continuità affettiva, prevedendo incontri frequenti con il genitore non collocatario ma senza lunghi distacchi. Ad esempio, il bambino potrebbe trascorrere brevi ma frequenti periodi con entrambi i genitori (come mezza giornata al giorno o giorni alterni), per evitare la sensazione di “separazione prolungata”.
🔸 3-6 anni: in questa fascia d’età il bambino inizia a sviluppare maggiore autonomia e può adattarsi meglio a periodi più lunghi con ciascun genitore. L’alternanza può essere gradualmente aumentata (ad esempio, 2-3 giorni consecutivi con ciascun genitore), ma è ancora importante garantire stabilità e prevedibilità nella routine quotidiana.
Affido paritario in età scolare: equilibrio tra stabilità e presenza genitoriale
Quando il minore entra nella scuola primaria, la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti aumenta, rendendo più gestibile un’organizzazione più equa del tempo tra i due genitori. Tuttavia, emergono nuove esigenze, come la scuola, lo sport e le attività extrascolastiche, che richiedono una gestione attenta della logistica.
🔹 6-10 anni: in questa fascia di età si può iniziare a introdurre una suddivisione dei tempi più bilanciata, ad esempio con alternanza settimanale o con una divisione 5-2-2-5 (cinque giorni con un genitore, due con l’altro, e poi viceversa). È importante che entrambi i genitori garantiscano una routine stabile, evitando continui cambiamenti.
🔹 10-14 anni: con l’inizio della preadolescenza, i ragazzi iniziano a sviluppare una maggiore indipendenza e possono partecipare più attivamente alle decisioni relative al proprio tempo. È fondamentale ascoltare le loro esigenze e garantire loro una certa flessibilità. In questa fase, può risultare più efficace una settimana alternata tra i genitori, purché vi sia coerenza nelle regole educative.
🔸 14-18 anni: in genere, in questa fascia d’età i ragazzi preferiscono mantenere un’organizzazione più autonoma, scegliendo di trascorrere più tempo con uno dei genitori in base agli impegni scolastici e sociali. L’affido paritario può continuare, ma con maggiore elasticità, evitando rigide imposizioni che potrebbero essere percepite come limitanti.
In conclusione: Affido Paritario Sì, Ma Con Gradualità
L’affido paritario è una soluzione positiva solo se adattata alle esigenze del minore. Un’applicazione rigida, senza tener conto dell’età e delle necessità psicologiche del bambino, può rivelarsi dannosa.
👶 Nei primi anni di vita → meglio incontri frequenti con il genitore non collocatario, evitando distacchi prolungati.
🎒 In età scolare → si può iniziare una divisione più equilibrata, tenendo conto della stabilità della routine.
🧑🎓 In adolescenza → il ragazzo deve avere maggiore voce in capitolo, con una gestione più flessibile del tempo tra i genitori.
L’obiettivo finale deve sempre essere il benessere del minore, non la rivendicazione di un diritto da parte dei genitori.
Un affido paritario ben strutturato è un’opportunità per garantire ai figli una crescita equilibrata, senza sacrificare la stabilità emotiva e organizzativa di cui hanno bisogno.

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